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Andrea Roventini è il candidato ministro dell’Economia M5S

Categorie: Economia, Fatti

Sarà il professore associato presso la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa a prestare nome e volto alla campagna elettorale del MoVimento 5 Stelle in attesa delle uniche decisioni che contano: quelle di Mattarella

Come preannunciato, sarà Andrea Roventini a prestare nome e volto in questi ultimi giorni di campagna elettorale al MoVimento 5 Stelle come ministro dell’Economia in attesa delle uniche decisioni che contano: quelle di Mattarella. Oggi Luigi Di Maio a Unomattina ha confermato il nome del professore associato presso la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. A maggio del 2017 Roventini ha preso parte al convegno «Lo Stato Innovatore», organizzato dai 5 Stelle alla Camera: su Twitter si presenta come un “heretic Keynesian economist playing with agent-based models”.

Andrea Roventini è il candidato ministro dell’Economia M5S

“Roventini ha l’età di Macron ma già scrive con un premio Nobel che è Stiglitz, con lui torneremo a fare politica espansiva”, spiega Di Maio. Roventini ha già portato avanti tre progetti con la commissione Ue per rivedere i parametri economici e quelli deficit/Pil”, spiega Di Maio che sottolinea: “In Italia servono risorse fresche, con basta austerity e politiche espansive, su cui io e Roventini siamo in perfetta sintonia”. La notizia di Roventini come ministro del futuro governo M5S è stata anticipata, tra l’altro, dal Sole 24 Ore questa mattina. Docente presso la Scuola superiore di S. Anna, 40 anni, Roventini fu tra i partecipanti del convegno organizzato dal M5S “Lo Stato innovatore”.

Su Twitter si descrive, nel suo profilo, come “keynesiano eretico”, pubblica lavori sul Journal of Evolutionary Economics e, recentemente è tra i co-autori, assieme a Joseph Stiglitz, di un lavoro dal titolo “Rational Heuristics? Expetations and Behaviors od evolving economies with Heteregeneous interacting agent”. Roventini è allievo di Giovanni Dosi, che dirige l’Istituto dove opera Roventini e che è tra gli esperti più ammirati e ascoltati del Movimento.

L’intervista al Sole 24 Ore 

Oggi Roventini ha rilasciato un’intervista a Manuela Perrone sul Sole 24 Ore

Sono anni che dialogo con Bruxelles e sto partecipando a tre progetti di ricerca finanziati dalla Commissione, tra cui ISIGrowth, che si occupa di sviluppare politiche economiche per una crescita europea sostenibile, inclusiva e guidata dall’innovazione. L’importante è presentarsi al tavolo europeo con proposte credibili. Nel nostro Def non ci sarà spazio per idee bizzarre o utopistiche, ma porremo maggiore attenzione al tema della crescita e degli investimenti pubblici, mantenendo l’equilibrio dei conti.

I commissari sono impensieriti dal deficit e più ancora dal debito pubblico, oltre il 130% del Pil. Il M5S promette di tagliarlo di 40 punti in dieci anni. Come?
Il rapporto debito/Pil deve certamente calare, principalmente attraverso la crescita e non surplus crescenti di bilancio. Oggi i moltiplicatori fiscali sono maggiori di uno: va colta questa opportunità attraverso investimenti a sostegno dell’innovazione. Inoltre tassi d’inflazione superiori a quelli attuali e vicini al 2%, l’obiettivo della Bce, contribuiranno a ridurre il rapporto. Il parametro del 3% deficit/Pil è un feticcio. Va rispettato, ma in maniera flessibile. Dialogheremo con gli altri Paesi per cambiare il Fiscal compact.

Ridurre il debito agendo sul denominatore significa però scommettere su una ripresa che non si vede da decenni, a ritmi cinesi, oltre che su una spending da 30 miliardi. È realistico?
Il rapporto debito/Pil non è mai calato agendo solo sul numeratore. In Europa, abbiamo avuto esempi disastrosi, come Grecia e Finlandia. Studi teorici ed empirici dimostrano che le politiche di austerità sono auto-distruttive. Il debito va tenuto sotto controllo, ma è ora di rilanciare la crescita. In ogni caso si possono fare tagli mirati alla spesa realizzando il piano Cottarelli e tagliando agevolazioni fiscali improduttive.

Il M5S propone reddito di cittadinanza e congelamento della legge Fornero con la quota 41. È sostenibile?
Non miriamo a un’abolizione tout court della riforma Fornero ma a un suo superamento. A mio giudizio è sostenibile. In ogni caso, penso che dopo 40 anni un lavoratore abbia diritto ad andare in pensione. Il mio amico e collega Pasquale Tridico ha proposto un piano per finanziare il reddito di cittadinanza o meglio il reddito minimo condizionato

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