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Andrea Pasini: il “salumiere” sovranista assunto nello staff di Salvini al Viminale

L’incredibile ascesa del “giovane imprenditore” che dopo essere stato nominato Cavaliere della Repubblica è stato assunto nella segreteria di Matteo Salvini al Ministero dell’Interno

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Nell’agosto del 2018 Andrea Pasini, blogger e giovane imprenditore (della ditta di famiglia), scriveva una lettera aperta ad Affari Italiani dove diceva che era «meglio far mangiare i miei figli che pagare le tasse». Dal 31 marzo quello stesso Pasini è in forza nella Segreteria del Ministro dell’Interno Matteo Salvini – quella coordinata da Andrea Paganella, socio di Luca Morisi – per la bella cifra di 41.600 euro lordi. Soldi degli italiani che pagano le tasse.

Chi è Andrea Pasini

Classe 1981, “giovane imprenditore grazie ai molteplici sacrifici dei miei genitori che mi hanno dato la possibilità di iniziare a gestire l’azienda di famiglia con 70 anni di storia alle spalle” con decreto ministeriale del 30 gennaio 2019 Pasini è entrato a far parte in pianta stabile dell’organico del Viminale. I suoi compiti in qualità di addetto alla segreteria del ministro non sono chiari. Lorenzo Vendemiale scrive sul Fatto Quotidiano che a volerlo al Ministero è stato proprio Paganella e al Ministero hanno pensato per lui un non meglio precisato “ruolo di fiducia”. Quello che è certo è che qualcuno deve averlo senza dubbio notato. Non si sa se per via dell’attività del salumificio di famiglia (il salumificio Pasini di Trezzano sul Naviglio). E probabilmente non solo per essere stato nominato a giugno del 2018  Cavaliere del’Ordine “al Merito della Repubblica Italiana” né per il suo curriculum (piuttosto scarno) quanto per la sua massiccia presenza sui social.andrea pasini viminale salvini sovranista macellaio - 5

Pasini infatti è piuttosto noto nell’ambiente sovranista dove interpreta – quando gli impegni lavorativi glielo consentono – il fantomatico ruolo di influencer. Nel 2013 ha spammato ovunque un meme di sua creazione quel “Lo urlo, lo grido, lo canto, sono italiano e me ne vanto” che ha imperversato sui vari gruppi sovranisti e di destra. Da quello per Giorgia Meloni presidente del consiglio a quello “Uniamo la Destra Italiana”. Perché una cosa è certa: Pasini è un uomo di destra. Ad esempio qualche settimana fa sul suo blog sul Giornale definiva l’ex repubblichino Giorgio Almirante (condannato per collaborazionismo con i nazisti) un politico “onesto e rispettoso”.

Quando Pasini faceva girare le bufale su Laura Boldrini

Ma sarebbe davvero ingeneroso limitare a questo contributo senza dubbio fondamentale alla causa il lavoro di Pasini. Che ad esempio si è dilettato anche a diffondere bufale e fake news. Ad esempio quella secondo cui Laura Boldrini avrebbe dichiarato nel 2015 di sognare un premier Rom. La notizia era stata pubblicata da un blog “di satira” che citava come fonti il Daily Planet (il quotidiano per cui scrivono Clark Kent e Lois Lane) ciononostante in molti hanno creduto fosse vera. Con i risultati che sappiamo.

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È perfettamente naturale quindi che una figura del genere finisca a lavorare al Viminale. In fondo Pasini risulta anche essere tra gli iscritti del gruppo Facebook “Matteo Salvini Leader“. La community di sostenitori del vicepremier direttamente amministrata da Luca Morisi e Paganella e da altri consulenti e collaboratori della Lega al Ministero dell’Interno e alla Camera dei deputati. Il gruppo – cui fanno parte circa 70mila salviniani – dovrebbe costituire secondo alcune versioni uno dei punti di forza della “Bestia”.

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Chissà se ora che ha un posto al Ministero Pasini potrà finalmente essere fiero del suo essere un italiano che diceva che in fondo non pagare le tasse non era una cosa così sbagliata. Certo, la tanto promessa Flat Tax deve ancora arrivare e la situazione è sostanzialmente la stessa criticata dal blogger. Finalmente però i lettori di Pasini sapranno che quando leggono articoli come Matteo Salvini un politico coraggioso che vuole bene al suo Paese sapranno che a parlare è un uomo pagato coi loro soldi e assunto direttamente nello staff di Salvini. L’ultimo di una lunga fila di memers passati nelle stanze dei bottoni della politica come ad esempio Tommaso LongobardiMatteo Montevecchi di recente entrato a far parte dello staff del senatore leghista Simone Pillon.

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