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Le 20 cellule della Jihad pronte a colpire in Europa

Avrebbero passato il confine con l’Italia tra giovedì e venerdì se non fossero stati fermati al valico di frontiera del Frejus. Proprio in quel momento per i due sospettati di terrorismo in fuga dal blitz della polizia in Belgio è arrivato il mandato di cattura europeo emesso dalla polizia di Bruxelles: e così i due cittadini belgi sono stati arrestati e sono stati messi alla disposizione delle forze dell’ordine del paese. Per ora non è stato trovato nessun legame con la strage di Charlie Hebdo, ma i jihadisti avrebbero colpito, era questione di giorni se non di ore. Per questo è scattato il blitz: L’operazione tra Bruxelles e Verviers è stata fatta con la massiccia collaborazione dell’intelligence americana, che sapeva da settimane della minaccia incombente. La mappatura fatta dai servizi segreti occidentali rivela l’esistenza di almeno venti cellule, per un totale di 120-180 uomini pronte a colpire in Francia, Germania, Belgio e Olanda, i Paesi al momento più esposti.

Le retate dei jihadisti in Europa (Corriere della Sera, 17 gennaio 2015)
Le retate dei jihadisti in Europa (Corriere della Sera, 17 gennaio 2015)

LE CELLULE DELLA JIHAD PRONTE A COLPIRE IN EUROPA
Secondo le autorità belghe i jihadisti erano pronti a colpire. Racconta oggi il Corriere:

La polizia ha ucciso giovedì scorso due presunti jihadisti forse di origine cecena in uno scontro a fuoco nella cittadina francofona di Verviers, vicino Liegi. Secondo le autorità locali sarebbero stati pronti a lanciare un’azione contro la stessa polizia. In particolare le divise di agenti, che sarebbero state rinvenute a Verviers insieme ad armi, hanno fatto supporre un possibile attacco alle forze dell’ordine locali per vendicare i terroristi uccisi a Parigi da poliziotti francesi. Dalla notte successiva alla sparatoria di giovedì scorso sono proseguite perquisizioni coordinate tra il centro di Bruxelles e i quartieri di Anderlecht, Molenbeek e Berchem, dove si concentrano molti immigrati nordafricani provenienti principalmente da Marocco, Algeria e Tunisia. Si cercano cellule «in sonno» pronte a risvegliarsi. Della quindicina di fermati, cinque sono già stati incriminati per terrorismo, arrestati o rilasciati con restrizioni.

In prigione è finito il terzo presunto partecipante alla sparatoria di Verviers, che è rimasto ferito e respingerebbe qualsiasi responsabilità.

Due arresti avvenuti in Francia riguardano islamici fuggiti dal Belgio verso l’Italia subito dopo le notizie sulle due uccisioni vicino Liegi. La polizia avrebbe trovato anche il fornitore delle armi utilizzate dal francese Amedy Coulibany nell’assalto al negozio kosher di Parigi, che è seguito alla strage nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, colpita per vendetta dopo la pubblicazione di vignette sul Profeta Maometto considerate blasfeme. La polizia belga ha detto che le sue indagini sono in corso da prima dei fatti di Parigi e che ritiene di dover mantenere la riservatezza su come stanno procedendo in un Paese con circa 500 mila immigrati islamici sul totale di undici milioni di abitanti. I sospetti si sarebbero estesi ad Anversa, dove potrebbe essere nel mirino la folta comunità ebraica locale. Il rabbino Menachem Margolin ha chiesto di cambiare le leggi per consentire agli ebrei belgi di girare armati. Scuole ebraiche ieri sono rimaste chiuse per precauzione.

Una storia che mostra come l’Italia sia una delle porte attraverso cui passano i foreign fighters: i militanti stranieri che combattono – o hanno combattuto – tra gli eserciti che utilizzano metodi terroristici, come il Fronte al Nusra riconducibile alla galassia di al Qaida – e lo Stato islamico (Is). I servizi segreti tunisini descrivono il Belpaese come il punto di contatto con la Turchia, il vero ponte verso i fronti di guerra dei ribelli estremisti. L’altro ingresso principale è quello dei Balcani, in particolare l’Albania e il Kosovo. Ad utilizzare il “gate” italiano, secondo il ministro Alfano, sono stati almeno 53 foreign fighters. «Non significa che sono 53 italiani – si è premurato di precisare il ministro -, ma che sono passati dall’Italia in partenza o di ritorno» Tutti altri numeri, comunque, rispetto alla Francia. I transalpini contano, secondo il ministro dell’Interno Cazeneuve 930 combattenti, la Gran Bretagna, invece, ne ha censiti 600. Il nostro Paese, comunque, non si avvicina neanche ai numeri dei meno popolosi Svezia e Belgio, dove i foreign fighters si stimano intorno alle 300 unità. I fighters italiani. Fino ad ora sono soltanto 4 i combattenti italiani individuati dal ministro Alfano. Tre, se si considera che il ragazzo genovese Giuliano Del Nevo è morto combattendo in Siria nel 2013. Il più noto dei 4 è sicuramente Anas el Abboudi, il 22enne originario di Vobarno, in provincia di Brescia, che oggi combatte in Siria a fianco dell’Is e ha scelto come nome di battaglia Anas al Italy, cioè Anas l’italiano.

I FOREIGN FIGHTERS IN EUROPA E IN ITALIA
Di fatto la Francia è il primo Paese in Europa per numero assoluto di fighters, 930 in tutto secondo il ministro dell’Interno Bernard Cazneuve (14 ogni milione di abitanti), seguita dalla Gran Bretagna dove se ne stimano 600, ma sono Svezia e Belgio ad avere il numero relativo piu’ alto. Nel primo si parla di 32 combattenti per milione di abitanti, per un totale tra i 250 ed i 300, mentre per il Belgio sono 27 per milione, per oltre 300 complessivi. In Italia si stima la presenza di un centinaio di jihadisti che abitano regolarmente nel Paese, tra questi una decina sono donne. Si tratta perlopiù di magrebini di seconda generazione, residenti in Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto e Lazio, che puntano ad accreditarsi con Al Qaeda e Isis aprendo blog e gruppi social. Ma l’Italia è anche un hub, una porta per raggiungere la Siria o ritornare in Ue, fino ad ora usata da almeno 53 fighters, di questi solo quattro gli italiani. E stando ad una ‘mappa’ messa a punto da servizi segreti e di sicurezza europei e mediorientali, in Europa ci sarebbero fino a 20 cellule jihadiste dormienti, pronte ad agire in Francia, Germania, Belgio e Olanda, composte in tutto da 120-180 uomini. Con una “minaccia imminente” di attacchi in Belgio e in Olanda. In particolare è l’Isis ad aver dato direttive ben precise agli estremisti di ritorno. Indicazioni che chiedono di lanciare attacchi terroristici contro obiettivi specifici. Intanto al quartier generale di Europol all’Aja gli esperti dei Paesi Ue che fanno parte del focal point travellers, sono al lavoro per analizzare i dati che arrivano dagli Stati membri e tracciare collegamenti tra i network in Europa, come spiega all’ANSA il vice direttore e capo delle operazioni Will van Gemert. «Il nostro lavoro – spiega – è identificare i collegamenti sul piano personale, al livello strategico tra i network, comprese le loro porte ed il flusso di denaro. Lo scambio di informazioni con velocita’ è fondamentale».
 
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